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PD: per ripartire bisogna dividersi

Per ripartire, non serve invocare una maggiore unità, ma bisogna dividersi. Per andare avanti, è necessario fare qualche passo indietro. Un contributo al dibattito verso il Congresso del Pd.

Lo ha scritto benissimo sul suo blog Yoda @PoliticaPerJedi in questo post, ma è meglio ribadirlo.

Sono del Pd, iscritto ed elettore, da quando Renzi è apparso sulla scena politica nazionale. Non lo ero mai stato nel partito dei Bersani e D’Alema.

Da allora ho assistito a liti continue interne al partito: uno stillicidio giornaliero che nemmeno ettolitri di cynar avrebbero saputo calmare. 

Prima hanno cominciato gli  azionisti della “Ditta”, ai quali il Pd piaceva solo fino a quando erano loro a decidere mucche e tacchini. Poi hanno lasciato la loro “casa” e si sono attendati per intercettare invano i milioni di voti che abbandonavano il Pd. 

Subito dopo, ma con grande travaglio interiore, lo stillicidio è continuato con i vari Cuperlo, Orlando, Emiliano e tappari di contorno.

Insisto con le divisioni interne al partito, non perchè siano l’unico motivo che spieghi il progressivo calo elettorale del Pd in questi anni, ma perchè è la sola spia che indichi un fenomeno preciso: la fusione tra i Ds e la Margherita o, se si vuole, la fusione tra il vecchio Partito comunista e la sinistra democristiana, è stato un fallimento.

Da una parte la sinistra più tradizionalmente intesa, dall’altra i riformisti figli di una storia più centrista: un impasto che non è mai riuscito a tradurre e rappresentare i cambiamenti del nuovo secolo.

Da una parte chi pensa di potersi alleare con i 5 stelle, dall’altra chi non lo farebbe nemmeno sotto tortura. Da una parte chi pensa che il mondo sia ancora diviso tra destra e sinistra, dall’altra chi crede che la divisione principale sia tra l’apertura e la chiusura verso i fenomeni del modo di oggi.

Prima ne prendiamo atto, prima usciremo da una fase di stallo pericolosa e controproducente.

A parte le elezioni europee del 2014 e, anche se in modo diverso, il referendum del 2015, dove fu fondamentale, rispettivamente nel bene e nel male, il ruolo del Renzi rottamatore, il Pd è sempre stato una centrifuga che tendeva più a spingere all’esterno le sue componenti, piuttosto che ad amalgamarle tra di loro.

L’immagine divisiva che si proiettava fuori dal partito è stata devastante: perchè mai un elettore avrebbe dovuto votare un partito che non riusciva, e non riesce, a fare una , dico una sola sintesi al suo interno?

Non solo, gli stessi iscritti e militanti del Pd, in questi anni hanno vissuto un porofondo disagio, percapito sia dalla maggioranza che dalla minoranza interna. Tutti erano, e sono scontenti di essere nello stesso partito, sinistra o centro che siano. Il mio partito, almeno quello, deve rappresentare davvero la quasi totalità dei miei ideali e delle mie speranze, non le può tarpare sul nascere. Questo è successo nel Pd: rispetto alla maggioranza che dirigeva il partito, la minoranza si sentiva esclusa e non  rappresentata. Il necessario compromesso tra le due anime, nei fatti ha penalizzato tutti  perchè non è riuscito con nessuno  a farci sentire completamente a casa.

Diversa sarebbe un’alleanza per presentarsi alle elezioni o per governare: in quel caso, tutti sappiamo che dobbiamo rinunciare a una parte della nostra identità per rappresentare anche quella dell’alleato. Ma nello stesso partito questa operazione si è rivelata impossibile.

Allora, credo sia inutile insistere su questa strada: le divisioni, i distinguo e le critiche feroci sono destinate a perpetuarsi.

Per ripartire, non serve invocare una maggiore unità, ma bisogna dividersi.

Due partiti che saprebbero riattrarre chi a sinistra non si sente rappresentato da un Pd troppo conservatore e chi al centro ha abbandonato un Pd dal porofumo di vecchia sinistra.

Due partiti che sappiano coalizzarsi in fase elettorale, uniti dalle necessità di avere un’Europa più forte e giusta e di fronteggiare il populismo.

Per andare avanti, è necessario fare qualche passo indietro.

Un po’ come prendere la rincorsa e superare meglio un ostacolo.

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