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PD: renziani senza Renzi.

Credo di non dire niente di diverso da quello che Renzi pensa. Ma meglio dirlo.

Dopo aver perso pesantemente le elezioni politiche, per gli iscritti al Pd è di nuovo il momento di esprimere con chiarezza il loro pensiero soprattutto, anche se non solo, su due temi:

  • il ruolo di Renzi nel prossimo futuro;
  • le alleanze in questo inizio di legislatura.

Sulle alleanze con il centro destra o con il movimento 5 stelle, non ho molti dubbi: i programmi che abbiamo presentato per chiedere il mandato agli elettori sono troppo diversi e incompatibili. Se il Pd facesse un accordo con i 5 stelle (sul quale si discute molto in queste ore) la maggioranza dei suoi iscritti si rivolterebbe contro lo stesso Pd.

Un appoggio esterno a un governo pentastellato, non sarebbe davvero possibile, non tanto per gli insulti o i rifiuti ricevuti in questi anni dai 5s, ma per l’incompatibilità dei contenuti programmatici.

Lo stesso discorso vale per il centro destra a trazione leghista.

Da quello che ho capito, dopo la sconfitta, Renzi darà le dimissioni da segretario del partito e non sarà lui il suo successore.

Se, quindi, ho capito bene, concordo anche con questa decisione: Renzi non può essere il prossimo segretario del Pd.

Quello che io mi auspico è un Pd renziano, ma senza Renzi alla sua guida.

In questi ultimi anni ho condiviso il progetto politico di Renzi e continuo a pensarla in questo modo. Ha commesso parecchi errori, ma ben pochi sui contenuti.

Ho apprezzato la riforma della Costituzione, la svolta di Minniti sull’immigrazione, ho apprezzato il Pd dei diritti e tanto altro.

La critica principale che ho sempre riservato al Pd renziano è sul lavoro. Insieme al jobs act andavano implementate subito le politiche attive del lavoro che, invece, languono ancora. Solo così il progetto avrebbe assunto un senso compiuto che, invece, ha perso, almeno in parte.

Ma il progetto politico di Renzi rimane. Ha bisogno di alcuni aggiustamenti, ma è ancora valido. Anzi, sono convinto che in un futuro non troppo lontano cominceremo a rimpiangerlo.

Renzi però è troppo divisivo dentro e fuori il Pd. Soprattutto quello dell’ultimo anno. Di fatto, dopo alcuni errori (suoi e nostri), Renzi attrae una larga minoranza di Italiani (che sono però la maggioranza degli iscritti al Pd) e, nello stesso tempo, è inviso aprioristicamente alla stragrande maggioranza. In un periodo nel quale la volatilità del voto è una delle caratteristiche principali dell’elettorato, questo è un limite importante che, a mio avviso, ci dovrebbe consigliare di scegliere diversamente, anche nella prospettiva di un rilancio elettorale dello stesso Pd.

Per questo ci serve un segretario che rappresenti in pieno il progetto politico renziano, ma che non sia Renzi.

Lui avrà tutto il tempo di prendersi le sue rivincite. Con meno veemenza e con meno rischi per il nostro progetto.

Luigi

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